World Association of Psychoalanysis

 

SONO DOVE DEVO ESSERE

Virginio Baio

 

Durante le vacanze estive ricevo una lettera: "Come psicoanalista certamente lei non rispondera alla mia lettera. Ma dopo averla ascoltata alla sua conferenza ho deciso di fare qualcosa. Ho sessant,anni, sono figlia unica, insegno letteratura. Negli ultimi tempi ho fatto tre incidenti di macchina e non faccio altro che ubriacarmi".


Una lettera come preliminare

"Voglio sapere perche ho fallito la mia vita, non quella professionale ma quella affettiva".

"Mia madre, che ha novantadue anni, vive ancora con me. Quello che le domando veramente e di impedirmi di suicidarmi quando mia madre morira".

"Ho deciso di fare un,analisi perche voglio morire lucidamente (je voudrais mourir lucide). E, urgente. Se lei non mi rispondera allora le telefonero. Il silenzio degli psi e una realta ?".

L,indomani le scrivo: "Ho ricevuto la sua lettera. Ci sono (Je suis la)".

Qualche mese piu tardi Anna mi telefona per fissare un appuntamento (rendez-vous).


Anna e il suo Altro materno

Anna inizia mettendosi a piangere: sua madre e morta soltanto da qualche giorno. "Non avrei mai potuto cominciare un,analisi con mia madre ancora viva: si opponeva ferocemente alla psicoanalisi. Non credeva che alla volonta".

Sua madre, orfana a quattro anni, lascia il collegio a quattordici anni per fare la "donna delle pulizie". Il suo fidanzato muore alla vigilia del giorno del matrimonio e sposa allora Jacques, malato di un lupus sulla guancia, "per compassione".

Sua madre ha "una testa da fiamminga". E, riuscita a fare tutto quello che ha voluto. E, lei che lavora e fa tutto in casa, lei che trova piccoli lavori a suo marito, lei che decide, da sola, di avere una figlia, di adottare un orfano, lei che decide di installarsi a tutti i costi in casa di Anna. Cosi che la sua casa e invasa da "estranei": infermieri, fisioterapeuti, donne di compagnia. Tutti hanno le chiavi di casa di Anna.

E ci riesce in tutti i modi. Adotta un bambino di nove anni andando contro l,opposizione del marito e di Anna stessa. Quando ha ormai ottant,anni, per obbligare sua figlia Anna a prenderla in casa, fa un tentativo di suicidio. "Mia madre, aggiunge Anna, voleva una figlia e mi ha avuto (elle m,a eue). Non soltanto mi ha dato la vita (elle m,a eue), ma mi ha soprattutto fregato (elle m,a eue) !".

Sua madre e una donna che deve proteggere tutti, ma allo stesso tempo e possessiva. Deve proteggere suo padre, il bambino che ha adottato ; allo stesso tempo riprende ad Anna tutto quello che lei e suo padre le hanno dato in dono per darlo a sua volta al bambino adottato (la collezione di francobolli, la biblioteca) ; ascolta di nascosto, da un,altro telefono, le conversazioni telefoniche con le sue amiche ; si mette a urlare se Anna si taglia i capelli. "I tuoi riccioli sono di mia proprieta" le urla sua madre, "e quando moriro voglio che tu mi metta tra le mani una ciocca dei tuoi capelli". "Ero la preferita", dice Anna, "ma a quale prezzo !".

Allo stesso tempo, sua madre e una donna che si differenzia da tutte le altre. E, una lavoratrice senza sosta, che assume piu mansioni al giorno (preparare la cucina a degli ingegneri, pulire degli appartamenti, fare l,apri-porta di un medico di malattie veneree, portare i giornali nelle case con il marito): "Noi si crepava per pagarti gli studi !", le dice sua madre.

E, una "donna bizzarra". Un giorno, ai vicini che domandano notizie su Anna, che e partita per un anno a studiare in Russia, risponde che Anna e gia morta e sepolta. Racconta ad Anna tutti i particolari scabrosi che legge nelle cartelle cliniche dello specialista in malattie veneree presso il quale lavora, e le proposte indecenti che le fanno senza sosta i pazienti.

Detesta gli uomini: "Sono tutti maiali". Ha in grande disprezzo la sessualita. Disprezza il nonno paterno che ha fatto undici figli a sua moglie: "I cani fanno la stessa cosa !". Ha il terrore che Anna, a diciassette anni, resti incinta.

Parla piu volte con orrore delle condizioni in cui lei ha partorito Anna: "Si e trattato di un autentico mattatoio (boucherie), subendo le peggiori cose che un essere umano possa subire". E, d,altronde, non fa che dire che "per una figlia non c,e niente che valga la pena piu di una madre". Inoltre, non nasconde ad Anna che, nel fare la donna delle pulizie nelle varie famiglie, non faceva a meno di rubare. Impara il francese "ascoltanto le prediche dei gesuiti" e "ha la stoffa della mistica", dice Anna.


Anna e il suo Altro paterno

"Mio padre era inesistente. Da piccolo aveva avuto delle convulsioni e balbettava fin da piccolo. Anche se c,era, non lo si vedeva. Restava sempre chiuso nella sua biblioteca. Durante i bombardamenti del 1940 non usciva per andare nei rifugi perche preferiva morire nella sua biblioteca, con i suoi libri. Mia madre gli diceva sempre di non parlare troppo e a vanvera e di non bere troppo. Cadeva spesso, era un solitario, amava la natura e i boschi. Mia madre diceva di lui che sarebbe sempre stato un bambino. Parlava di lui come del "povero papa". Delle emorragie insanguinavano la guancia di suo padre, che dall,oggi all,indomani lascia il suo lavoro in banca convinto di aver subito un,ingiustizia e restando cosi senza lavoro".

"Era molto maldestro. Un giorno che mi teneva a cavalluccio sulle sue spalle, mi fece cadere per terra. Un bicchiere di vino bastava ad ubriacarlo al punto che un giorno e caduto in un fosso. Mio padre non mi appariva come un genitore: era un San Giuseppe", dice Anna. "Mamma dormiva con me. E se succedeva che dormisse con papa, allora dormiva voltata verso di me".

Un giorno succede che il papa irrompe in salotto gridando tutto contento: "Ho ucciso una mosca !". "Certo", gli risponde la mamma di Anna, "sei riuscito ad ucciderla, ma sei anche riuscito a rompere il vetro !". Anna conclude: "Mamma non finiva mai di dire che papa era qualcuno che riusciva sempre a fare andare le cose a monte. Sono senza sosta alla ricerca di un,immagine paterna".


Anna come "risposta del reale"

"Ho ereditato da mio padre la passione per i libri, e sono maldestra come lui. Mentre da mia madre ho ereditato le malattie e sono una lavoratrice senza sosta come lei". Anna sorride di se stessa, ripetendo con estrema lucidita le sue identificazioni. Non fa altro, da sempre, che andare dagli stessi medici dai quali andava sua madre, medici che le prescrivono le stesse medicine che prescrivevano a sua madre. "Come mia madre sono stata operata all,utero e ai piedi".

Come sua madre, quando e invitata a una festa, finisce immancabilmente al Pronto Soccorso. Come sua madre, sente di essere una donna ed una professoressa "differente".

Come sua madre, si occupa di coloro che soffrono, sale sulle palizzate per difendere coloro che subiscono ingiustizie, si batte a spada tratta per un giovane che e stato incriminato per furto a mano armata. Come sua madre accoglie in casa un giovane polacco, un "orfano triste", che presto le svela la sua omosessualita e la trascina nei quartieri omosessuali di Amsterdam. Anche lei trova "follemente divertente" rubare nei negozi. "Cio che contava", dice Anna, "non erano gli oggetti rubati, non ne avevo bisogno, ma il piacere di rubare".

Da suo padre Anna ha preso l,amore per la natura. Infatti Anna e una grande camminatrice e ama andare a fare delle grandi passeggiate nei boschi piu caratteristici del Belgio ; e inoltre una grande viaggiatrice, che puo decidere dall,oggi all,indomani di partire per un paese straniero.

Ma "il mio problema", dice Anna, "e sempre quello di non saper mai dire di no e di essere pronta a cedere il mio posto a tutti".

In conclusione, Anna scopre di seguire passo passo gli stessi sentieri programmati da sua madre e suo padre.


Un,analisi per dire di no ed avere un posto

"Sono venuta in analisi", dice, "per riuscire a rompere questa trasmissione. Voglio riprendermi in mano e non dare piu l,immagine di un relitto. Voglio riprendere in mano la direzione della mia vita e non navigare sotto la bussola di qualcuno. Piu nessuno mi dettera il mio comportamento. Non voglio piu ,seguire,, mettere i miei passi nelle tracce di qualcuno".

"Sapevo che iniziando l,analisi prendevo una strada pericolosa: prima di tutto perche avrei smosso i bassifondi che non si desidera per nulla scoprire, ma soprattutto perche era una sfida contro mia madre e lo facevo ,contro di lei,, lo facevo per smettere di andare a sbattere contro i muri, per smettere di ubriacarmi".

Dopo qualche mese, Anna dice che, nel salire la collina per venire in analisi, ha la sensazione di "salire verso la luce", di salire verso "una zona protetta". "Mi piace la luce e mi piace veder chiaro". Per esempio, aspetta di essere dentro questa zona protetta, mentre e in macchina, in attesa del suo appuntamento, per aprire le lettere indirizzate a sua madre e che le arrivano dopo la sua morte.


La morte

Come per sua madre, la morte e onnipresente nel suo discorso. "Ho incominciato l,analisi", dice Anna, "a causa della morte di mia madre e quella di Maryline. La morte di mia madre mi ha fatto intravedere la mia".

La morte e gia presente al momento della sua nascita, in cui Anna rischia di morire. In quell,occasione sua madre si arrabbia e si fa promettere dal medico che, in caso di pericolo, l,avrebbe salvata: "Perche la madre conta piu di tutto al mondo e, di piu, se fosse morta, avrebbe lasciato due infelici. E, il bambino che deve morire !".

Nei primi tempi dell,analisi Anna non osa guidare da sola in autostrada ; evita di andare a nuotare perche "mia madre non mi affoghi". "Che faccia farei", dice, "se svegliandomi mi trovo graffiata da mia madreÉ Sono come delle idee deliranti, ma qui oso dirle tranquillamenteÉ".

Anna scopre in analisi che "il desiderio di sua madre e un desiderio di morte". "Ero una schiava, mi voleva morta", dice. Per questo Anna si sente in colpa perche adesso sente di odiarla perche "la morte di mia madre coincide con la mia liberazione". In fondo, "cio che non perdono a mia madre e di avermi sbarrato la strada del godimento, del piacere, del matrimonio e della maternita". Infatti e sua madre che decide i ragazzi che le possono convenire (seminaristi o altri amori impossibili), oppure, al contrario, e sua madre che tiene tutti i ragazzi a dovuta distanza. "Quando avevo diciassette anni, mia madre mi ha spinto a mettermi insieme a un cugino seminarista. Ero pronta a farci l,amore, ma quando siamo arrivati al dunque lui mi ha chiamato con il nome di un,altra ragazza e tutto si e fermato li".

"Mia madre mi considerava incapace di conquistare un uomo ! E se ne avessi avuto uno, diceva che me lo sarei sempre lasciato fregare da un,altra ! Lei rispondeva sempre al mio posto".

Fin da piccola Anna e considerata cattiva, bizzarra, speciale, differente. Fin da piccola Anna si ribella, litiga con tutti, e impossibile, urla per farsi ascoltare da sua madre. Da ragazza, per imporsi a sua madre, si aiuta con il bere. Fino al punto che Anna arriva a far paura a se stessa. Un giorno, per sottrarsi al dover accompagnare dei turisti russi, si rovescia apposta sui piedi dell,acqua bollente. "Era un gesto folle. Facevo delle crisi di collera, sentivo in me una collera assassina: ho rotto vasi, sedie, mi sono ferita. A volte, in preda a crisi di furore mi hanno dovuto calmare con iniezioni. Non ho mai potuto ottenere nulla senza rompere".

"Anche il mio tentativo di suicidio quando avevo ventotto anni era un urlo rivolto ai miei genitori, all,accerchiamento di mia madre. Ho eretto un muro di difesa terribile, un muro senza porte ne finestre, ma facendo cosi, facevo ancora il gioco di mia madre. Tutto questo faceva dire a mia madre che nessuno avrebbe potuto sopportarmi".

Fin dai sette anni, la sua piu grande passione e quella per il dizionario: "Cercavo la parola che non conoscevo e scrivevo la definizione anche se mio padre si arrabbiava perche notavo anche l,etimologia latina. Ma io lo facevo lo stesso con furore. Non lasciavo passare una parola che non conoscevo senza cercarla nel dizionario". Sua madre la veste sempre da maschietto e, fino all,universita, e la piu brillante a scuola e sempre la prima di tutti.

Anna dice che gia dai quindici anni avrebbe dovuto andare in analisi e piange pensando a tutto il tempo che ha perso. "Non e normale", dice, "che e solo a ventinove anni che ho fatto per la prima volta all,amore".


L,incontro con Maryline

A cinquant,anni, Anna si innamora di una giovane, che e drammaturgo e attrice e che aveva avuto come allieva al liceo: Maryline, il suo ennesimo amore femminile. "Non e un amore omosessuale come gli altri, dice, e un amore materno".

Maryline e una studentessa dallo stile androgino, molto intelligente, ma con enormi difficolta nel legame sociale. Finiti brillantemente gli studi universitari non trova pero lavoro. Se ne va di casa, alloggia in minuscoli locali che si trovano nei sottosuoli. Sua sorella muore suicida e, al funerale, il sacerdote, invece di fare il nome della morta, si sbaglia facendo il nome di Maryline.

Anna, dopo averla sostenuta nello studio contro tutto e tutti, e nonostante che gliene facesse vedere di tutti i colori, l,alloggia infine in casa sua. Anna l,aiuta, la cura, la sostiene, la mantiene. Il tempo libero Anna lo trascorre a viaggiare, a visitare luoghi, monumenti, a scrivere dei testi per il teatro. Si diverte a organizzare con Maryline dei piccoli furti. Hanno dei rapporti sessuali, ma Anna e terrorizzata dalla violenza fisica e dal desiderio di fusione di Maryline.

Maryline non mangia, si droga, lascia che le cadano i denti. Fa delle cose folli, spericolate come andare in bici sulla neve, sul ghiaccio, lanciarsi con la bici in piena velocita contro i muri. Sotto lo sguardo di Anna va a letto con altre donne.

Maryline scrive delle opere per il teatro, che vengono rappresentate da scenografi che lavorano con Bejart e Stockhausen, e che sorprendono e scandalizzano il milieu del teatro e dello spettacolo. I giornali nazionali ne parlano sottolineando gli aspetti sorprendenti di tali spettacoli che lasciano perplessi critica e spettatori. Tuttavia gli spettacoli di Maryline non hanno il successo atteso.

Anna e sedotta dall,intelligenza e dalle capacita letterarie di Maryline. Anche se lei stessa ha scritto dei lavori per il teatro, che sono stati messi in scena, sente pero che la creativita di Maryline e grande e che il suo talento la sorpassa di gran lunga. Anna si sente in colpa per aver raccontato a Maryline il sogno che ha fatto: sogna di assistere al funerale di Maryline. Negli ultimi tempi Maryline fa vari tentativi di suicidio. Ogni volta che Anna riesce a salvarla Maryline e presa dalla compulsione a scrivere.

Anna mi parla di sentirsi in colpa nei confronti di Maryline. Questo incontro con Maryline prende un posto molto grande nella sua vita. Ma negli ultimi tempi, durante i ripetuti tentativi di suicidio, Anna e presa da una angoscia terrificante. Parla dell,enorme materiale che ha in casa di Maryline e che la ingombra e l,angoscia.

A questo punto propongo ad Anna di portarmi tutto quello che riguarda Maryline. Anna arriva con decine di foto di cimiteri, di lapidi, di quadri dai colori cupi e neri, di schizzi che Maryline ha fatto per le sue messe in scena, di decine e decine di cassette in cui sono registrate le sue recite, i suoi monologhi in teatro, i testi che ha scritto di cui Anna mi sta parlando. Anna viene con un registratore perche vorrebbe che ascoltassi con lei, anche solo per un attimo, alcuni passaggi registrati durante gli spettacoli di Maryline.


Il corpo del linguaggio e il corpo di Maryline

I suoni che escono dal registratore sembrano venire da un luogo irreale: il testo scompare dentro suoni che sono altrettante urla, rantoli, pura articolazione senza voce, dove la voce e triturata, polverizzata, atomizzata, dai timbri profondi e lugubri, altrettante disarticolazioni di parole che perdono tutta la loro dimensione di significazione, meccanizzazione della voce, dove le parole si articolano in una slavina metonimica (1).

In questi spettacoli Maryline cerca di atomizzare attraverso il corpo del linguaggio il corpo stesso: "E, un tentativo ambizioso di portare all,estremo una frammentazione della scrittura, mimando la distruzione del corpo fisico allo stesso tempo di una sovversione del corpo del testo, nel tentativo di spezzare la verticalita delle colonne vertebrali del corpo e le colonne del discorso" scrive un giornalista. Dove non c,e piu limite tra corpo e linguaggio: "Una restituzione ,totale, del corpo del testo".

Dopo avermi portato tutto questo materiale, Anna dice di sentirsi meno angosciata: vuole lasciarmi tutto.

Ma Anna non ha ancora detto tutto. Maryline va sempre peggio anche se Anna le ha consigliato di andare da una psicoterapeuta, molto gentile ma questo non l,aiuta. Maryline non trova una via d,uscita alla sua ricerca assoluta di "fusione". Pur abitando da Anna, pur riconoscendo di sentirsi amata da Anna, cio non le basta. Anna e smarrita.

Maryline, dopo aver affittato dei piccoli locali dove nessuno potrebbe impedirle di "suicidarsi in pace" con dei barbiturici, ogni volta viene salvata all,ultimo momento da Anna.

Un fine settimana Maryline promette ad Anna che non avrebbe fatto pazzie a condizione che Anna la lasci in pace.

Maryline le domanda dei soldi per comprarsi una tanica di benzina per il suo motorino. Il lunedi mattina Maryline e trovata in periferia, in un campo abbandonato, carbonizzata. Dopo essersi cosparsa di benzina si era imbavagliata e si era appiccato il fuoco. Il giorno stesso del suo suicidio Maryline aveva inviato per posta ad Anna dei foglietti che Anna avrebbe ricevuto solo dopo aver realizzato il suo atto. In questi ventuno foglietti, che sono stati scritti nei dieci giorni che hanno preceduto il suo atto, Maryline scrive il suo grido, il suo no, il suo impossibile, le sue scuse, il suo amore. In questi ventuno foglietti Maryline condensa la sua posizione (2).

Cercano di impedirglielo, ma Anna vuole vedere il corpo carbonizzato di Maryline: "Maryline mi aveva fatto promettere che, una volta morta, sarei andata a vederla". Anne si sente ancora adesso colpevole: "Non ho capito Maryline, ma se fossi stata in analisi, forse avrei saputo aiutarla. Mia madre mi diceva, furente, che Maryline sarebbe ancora viva se non l,avessi separata da sua madre".

Maryline muore quattordici anni prima che Anna si rivolga alla psicoanalisi. "Ho vissuto il dramma di Maryline da sola, credendo che sarei diventata folle e convinta che, meglio formata, avrei potuto arrestare la sua tragedia. Anche la sua morte mi ha portato all,analisi", dice Anna.


Anna e l,amore del sapere

A ventotto anni, anche Anna tenta il suicidio. Fin da giovane Anna viene considerata strana e cattiva perche corre dietro alle ragazze. Adolescente, si innamora di una compagna e di alcune professoresse. All,universita, invece, si innamora dei giovani piu intelligenti, geniali e allo stesso tempo folli, strambi e squilibrati. Li frequenta perche sedotta dal loro sapere, li interpella sul loro sapere fino al punto da assecondarli nei differenti giochi erotici che questi le propongono.

Un giorno la fanno spogliare nuda, la legano per realizzare i loro fantasmi. Angosciata, riesce a malapena a fuggire e la sera stessa, sconvolta, tenta il suicidio. Dice: "E, il sapere che mi attira". Assistente all,universita, frequenta i professori, i piu bravi e brillanti, con i quali finisce sempre a letto: "Ma non riesco a fare l,amore con loro", dice Anna, "perche, in quel momento, penso sempre a mio padre".

Fino al giorno in cui se ne va a Parigi, dove incontra Rico, con il quale Anna riesce a fare, per la prima volta nella sua vita, all,amore, andando al di la di tutti i limiti della Citta Universitaria: "Salivo le scale che erano proibite alle ragazze, mostrando a tutti che io andavo nel settore dei maschi per andarci a fare all,amore". Una volta che scopre Rico che la sta tradendo in pubblico con un,altra ragazza, Anna fugge.

Fugge anche da qualsiasi forma di monotonia, fugge i ritmi regolari: da studente e anche da professoressa lascia all,improvviso la scuola per andarsene a zonzo per la citta.


Quella che deve mostrare e dimostrare

"Ho bisogno di mostrare: passo il mio tempo a fare esami, esami di fiammingo, di russo, di italiano e di guida turistica. E, vero che mi piace fare la regista, scrivere testi teatrali, fare del teatro". Nei racconti che lei scrive, lei incarna sempre un personaggio maschile. In scena, dice Anna, "il ruolo che mi va a pennello e quello di Antigone". Infatti scrive degli scenari di teatro che mette in scena lei stessa e che, a volte, lei rappresenta insieme a Maryline in vari teatri di Bruxelles.

"Anche se per me e importante avere uno statuto sociale, essendo riconosciuta come professoressa, tuttavia", dice Anna, "al difuori del mio lavoro, ho bisogno di essere in scacco, di fallire: anche l,amore per Rico e stata una cosa meravigliosa perche sapevo che non avrebbe potuto durare a lungo. Tutti i miei amori, intellettuali o fisici, erano destinati a non durare. O erano amori intellettuali o fisici: non erano mai i due insieme. Di piu ! Ero pronta a svignarmela per lasciare il mio posto a un,altra donna! In fondo, sono come mia madre: da un lato, faccio di tutto per essere al centro dell,attenzione e, dall,altro, faccio di tutto perche ci sia scacco. Al punto che io ho paura di me stessa". Per esempio, per porre un limite ai continui furti nei grandi magazzini, Anna fa in modo di farsi scoprire. Anche se poi si giustifica con le guardie che il suo furto fa parte di una ricerca di mercato finanziata da un giornale.

Anna vive inoltre con il sentimento di essere colei che viene sempre scavalcata: scavalcata da sua madre che decide sempre al suo posto, da Maryline che preferisce andare a letto con la direttrice del teatro ed altre donne, da suo fratello adottato dalla madre, contro il parere sia del padre che di lei ; da Rico, che la pianta in asso per un,altra ragazza.


Colei che guarda senza farsi vedere

Ad Anna piace fermarsi davanti alle case belghe che hanno la caratteristica di avere delle finestre a livello del marciapiede e che le permettono di poter guardare dentro cosa vi succede: "C,e qualcosa che non ho mai visto, dice Anna. Non so cosa sia successo tra mia madre e mio padre. Non ho mai visto il pur minimo gesto di tenerezza tra loro. Io osservo soprattutto le coppie per sapere quel qualcosa che non ho mai conosciuto".


Colei che vuol sapere comeÉ

Anna, amica di un giovane psicoanalista, organizza una cena per presentarle una vicina, che per Anna e molto bella e femminile. Dopo qualche mese Anna viene invitata, come testimone dello sposo, al loro matrimonio. Il mattino, durante i preparativi, Anna riesce a intrufolarsi nel bagno della sposa. Anna si mette ad aprire tutte le boccettine di profumo: "Volevo conoscere i suoi profumi piu segreti. So di non essere bella. Non mi metto in competizione con le altre donne. Posso guardarle con uno sguardo maschile. Ma sono attirata dalle ragazze ambigue che hanno uno sguardo maschile, che hanno una sessualita incerta, ermafrodita, dai grossi seni come mia madre. Non sono per niente attirata dalle donne molto femminili. Capisco meglio la sessualita femminile che quella maschile".

"In fondo", dice Anna, "ho sempre avuto paura di non sapere perche non ho visto. ,Sapere, (savoir), ha a che fare con ,vedere, (voir)".

"Ma non sopporto di essere superata da un,altra donna. Riesco a riconoscere piu facilmente l,autorita oppure la superiorita di un uomo".


I sogni

Nel primo tempo della sua analisi, i suoi sogni sono popolati di gatti che la graffiano, che hanno degli artigli su di lei. L,interpretazione di Anna e che questi gatti hanno a che fare con sua madre e con Maryline perche tutte e due avevano dei gatti. In questi sogni il gatto le appare sempre come minaccioso, le impedisce di respirare. Questo le fa concludere: "Mia madre vuole uccidermi !".

Un giorno che Anna sta rientrando dal mare per venire alla sua seduta e si trova sull,autostrada, fa una sessantina di chilometri lottando per non addormentarsi al volante. Durante il percorso, Anna dice di aver sognato che sua madre stava in macchina e lei, Anna, la vede nel retrovisore, mentre sogghigna: "Mi si vuole uccidere. Avevo l,impressione di essere spinta verso la morte da mia madre. Voglio parlare al mio analista per dirgli che, se mi succede qualcosa, non e stato un suicidio! C,era un filo molto sottile che mi manteneva in vita. La parola mi ha salvato !". All,improvviso pensa che il terrore che ha per gli artigli del gatto e legato a un ricordo in cui sua madre graffia a sangue la mano di suo padre.

Si ricorda inoltre di quando aveva quattro o cinque anni e che stava a letto. E, terrorizzata dallo sguardo della bambola vestita di un verde pallido (bambola che le fa pensare a sua madre perche aveva un vestito con gli stessi colori) riflesso nello specchio del guardaroba. Questo sguardo la terrorizza: "Ho l,impressione di essere costantemente sotto lo sguardo di mia madre". Si ricorda inoltre del terrore che l,ha presa quel giorno in cui sua madre l,ha chiusa a chiave nella stanza da letto mentre va a fare la spesa. Sua madre l,ha fatto per precauzione, ma Anna piange per tutto il tempo convinta che sua madre non sarebbe piu tornata.

C,e stato pero un momento in cui Anna dice di essere stata al riparo dagli artigli e dallo sguardo di sua madre: "Ho avuto quattro mesi di tranquillita quando ero nel ventre di mia madre perche per quattro mesi non si e accorta di essere incinta !".

"Sono in analisi per sbarazzarmi degli artigli di mia madre e dello sguardo di mia madre. Sono sempre stata sotto lo sguardo di mia madre ! Io l,ho incorporata !".

"Sono venuta in analisi per vederci chiaro. Il giorno che lei mi ha scritto ,Ci sono,, lei mi ha fatto luce, essendoci", mi dice.


La causa e lo sguardo

Un giovedi, quando sono di solito a Parigi, Anna viene alla sua seduta senza che le abbia fissato un appuntamento. Suona piu volte senza avere nessuna risposta. Piove. Anna decide tuttavia di aspettare restando sulla soglia per ripararsi dalla pioggia. Dopo aver atteso a lungo, deve scostarsi per "lasciare entrare una donna dai capelli castani, dalle scarpe dal tacco molto alto". "Lei non c,era all,appuntamento", mi dice la volta dopo. "Certamente, perche non c,e nessunÉ rendez-vous !" le rispondo, cercando di giocare sull,equivocita di "rendez-vous !" (,appuntamento, e ,si arrenda,).

Anna e sorpresa di riuscire a sopportare un tale contrattempo senza un,esplosione di violenza, perche, in altri tempi, una cosa simile l,avrebbe annichilita e buttata nella disperazione piu grande.

A partire da quel giorno, Anna sembra passare a un nuovo discorso dove e piuttosto l,inconscio a rispondere con la produzione di una serie di sogni.

In un primo sogno, mentre sta distesa sul divano, entra nello studio dell,analista una donna anziana alla quale l,analista fa il baciamano. "E, forse mia madre ?" si domanda Anna. Nella stanza accanto c,e una giovane ragazza, dai capelli castani, dalle scarpe a spillo: "Non so parlare al mio analista perche sta parlando a una ragazza. Ma quella ragazza sono io, quando ero giovane !" dice.

Inizia allora un periodo in cui Anna sembra scrutare il minimo dettaglio: con un colpo d,occhio passa ai raggi X tutto cio che mi riguarda: tutto cio che appare di nuovo nello studio come i fiori, i libri, le riviste, le copertine de La Psicoanalisi. Anna riprende a studiare il fiammingo, l,italiano ; riprende a viaggiare in Russia, in Italia e in Francia ; va alla ricerca a Bruxelles, Firenze, Venezia, delle opere di Domenico Feti una delle quali illustra La Psicoanalisi n° 9, dedicato alla melanconia. Fa domanda per andare in pensione anzitempo per dedicarsi alla sua passione per le lingue e per diventare guida turistica.

Se prima si sbaglia di giorno, di ora, di campanello, venendo ai rendez-vous sempre troppo presto o troppo tardi, ora e rigorosamente al lavoro di una serie di sogni: a sogno risponde sogno. Non smette pero di portarmi dei cartoncini in cui scrive, come pro-memoria, tutto un lavoro di ricerca etimologica di termini che ha usato in seduta e che le sembrano importanti nella sua elaborazione.

In questo secondo tempo dell,analisi, Anna produce una serie di sogni nei quali interviene in modo particolare lo sguardo: "Sono alla finestra, mentre sto guardando di fuori, girando le spalle a un letto in disordine, dove una coppia vi ha appena dormito. Non vedo niente. Ma non vedo niente perche non c,e niente da vedere".

In un altro sogno: "Arrivo in cima a una scala dove mi trovo di fronte a una porta che e stata sbarrata. Penso che dietro questa porta ci deve essere mia madre. Non vedo nulla e, nel forzare la porta, dietro non c,e nulla".


"Sono dove devo essere"

Ora Anna non si lamenta piu, ma "si batte per prendere in mano il suo destino". "Non voglio che qualcuno mi detti quello che io devo fare". "Mi sento", dice, "come una delle Parche, partecipo al mio destino". A un sindacalista che le esprime la sua sorpresa per l,attivita straordinaria che ha alla sua eta, replica con un: "Vivo da sola, non stanco che me stessa e vado molto d,accordo con me stessa !".

"In fondo inviandole quella prima lettera, ho lanciato un SOS. Anzi, di piu. Quella lettera e stata la piu bella dichiarazione di amore che io abbia mai scritto. E lei mi ha risposto con quell,appuntamento in cui lei non c,era. Non ho fatto con lei gli incontri preliminari", mi dice (aveva seguito con grande interesse una trasmissione televisiva con Gerard e Dominique Miller e l,avevano colpita particolarmente questi due psicoanalisti), "ma ho forzato la porta. Lei e stata una luce essendoci (en etant la). Sono venuta perche avevo perduto la bussola. Voglio riprendere in mano la mia vita, il mio destino e non piu seguire la bussola di mia madre". E Anna aggiunge: "Io sono la dove devo essere. Niente piu mi puo fermare: ho aperto i rubinetti della verita. Se sono venuta per morire lucidamente, ora invece voglio vivere ed amare ! Vorrei avere il tempo sufficiente per terminare la strada iniziata".

Agli inizi del mese di agosto Anna porta ancora un sogno. "Sono in un cimitero insieme a lei. Ci sono due macchine: la mia e la sua. A un certo momento lei apre il portabagagli della sua macchina e tira fuori la lapide di mia madre e la carica nella mia R4".

Anna e sorpresa di vedermi con la lapide perche non c,e ne tomba ne lapide sul prato dove sono state sparse le ceneri di sua madre. Prato che non e lontano dall,abitazione dell,analista. A volte Anna dice che, per venire alle sedute, le succede di trovarsi a seguire con la macchina il tram "Stilte-Silence", nome del tram n° 55, che ha il capolinea in via del Silenzio, dove si trova il cimitero in cui sono state sparse le ceneri di sua madre.

La lapide del sogno le fa pensare non solo al cimitero ma anche a un simbolo fallico.

All,ultima seduta prima delle vacanze estive, Anna mi consegna un grosso pacco di fogli dattiloscritti: "Ci sono riassunte le mie sedute". La settimana dopo, invitata da amici russi, Anna parte per Mosca.

Una decina di giorni piu tardi, i giornali belgi pubblicano la notizia che una cittadina belga, Anna É, in viaggio a Mosca, e morta, vittima di una epidemia che invade la regione. Le medicine richieste d,urgenza a Bruxelles, che avrebbero potuto salvarla, sono arrivate troppo tardi.

Vorrei fare ora alcune considerazioni

1 - Anna e venuta in analisi a partire dal mese di novembre 1991 fino a giugno 1994.

2 - Di fronte alla sua eta, non esito a rispondere di si non alla persona ma al soggetto per il quale e sempre il buon momento, quando il reale urge. Per il soggetto e sempre il buon momento per dire di no, per non arrendersi, per interrompere una trasmissione. Anna, "voltandosi indietro", come dice Jacques-Alain Miller, reperisce che i suoi passi sono al passo e sono al tempo delle orme paterne e materne. Possiamo dire che la sua analisi non e soltanto un passo contro sua madre, ma un passo nuovo perche una posizione soggettiva, separata in un certo qual modo dall,Altro, sia possibile, un,analisi per dotarsi di una nuova enunciazione.

3 - Pongo tali questioni soltanto in un apres-coup, cioe nel momento in cui cerco di testimoniare dell,analisi di Anna, perche soltanto in questo tempo d,apres-coup mi e parso sorprendentemente chiaro che mi sono sbagliato e di diagnosi e di conduzione della cura. Ho condotto la cura convinto della posizione in Anna di un soggetto separato e che interroga il desiderio dell,Altro, cercando di prestarmi allora a incarnare quel reale che la porti a interpretare ed isolare l,oggetto che lei stessa si fa per l,Altro, cercando di tagliare le sedute e di interpretare facendo intervenire l,equivocita.

4 - Se si tratta infatti di una posizione soggettiva non separata, cioe di psicosi ordinaria (3), come spiegare allora che l,incontro con la funzione del desiderio dell,analista, che lo psicoanalista cerca di incarnare, non l,ha messa in difficolta e, al limite, non l,ha destabilizzata ? Perche Anna, al mancato appuntamento dell,analista, non ha reagito con la violenza che lei stessa si sarebbe aspettata ? Si puo dire che ci sono stati momenti di passe ? E quale "atmosfera" di transfert si e stabilito ?

5 - Cio che ci fa dire che si tratti di una struttura soggettiva non separata e legato ai "segni, talvolta minimi, della preclusione" (4) come il non saper dire di no all,Altro, il non avere un posto, il non sapere "come fare", l,aver bisogno di osservare come gli altri fanno, l,importanza dell,immaginario, il suo amore per il sapere, la sua strategia quanto all,Altro ; l,"alternanza alienazione-separazione" (5) come l,essere pronta a tutto per l,Altro tranne a sottrarsi subito dopo con violenza, fughe, autolesioni, ricorrendo al pronto soccorso ; indice di una clinica non della mancanza ma di una "clinica della connessione" (6) come le sue attivita senza sosta, i viaggi, il ricorso continuo ai dizionari ; alla produzione di un "sapere esposto" fatto di poesie, di opere letterarie per il teatro, come "articolazione di sapere (che) puo funzionare come Nome-del-Padre" (7) ; a "la significazione personale", la "singolarita" (8) legate alle idee deliranti di evitamento di alcune attivita perche le presentificano il desiderio di morte della madre ; al "mobilizzare tutto il sapere" (9) ricercato nella letteratura, nell,arte, nelle etimologie di varie lingue ; al lavoro di scrittura non soltanto delle sue opere letterarie, ma anche nel piccolo dettaglio dei cartoncini che porta spesso in seduta, e soprattutto le centinaia di fogli dattiloscritti, portati all,analista qualche settimana prima di morire, che contengono dettagliatamente le sue sedute ; a tutta la sua scrittura come metonimico "in rapporto all,elemento mancante" (10) che ha funzione di punto di capitone ; e infine "un appello alla castrazione" (11) reperibile nei tanti passaggi all,atto sul suo corpo, sugli oggetti, sull,Altro.

5 - Potremmo dire che l,uso del dizionario e cio che Anna si inventa come sinthomo, che la ancora e che ancora tutta la dimensione metonimica del suo discorso. Anche in questo uso che Anna fa del dizionario potremmo reperire cio che per lei fa funzione di Nome-del-Padre, di punto di capitone, secondo la clinica del funzionamento borromeo. Dizionario come strumento singolare che Anna si inventa e di cui si serve per cifrare e addomesticare il godimento.

6 - Il transfert di Anna e particolare perche non si fonda a partire da un senso opaco incluso nel sintomo del soggetto. Al contrario, si tratta per Anna di un transfert del tutto massiccio dove non c,e in gioco un senso e un godi-senso da leggere o svelare ma piuttosto da liberare mettere dietro un velo, un godimento dell,Altro da cui separare l,analizzante. Il transfert massiccio e sulla psicoanalisi, su Freud e Lacan. Potremmo dire che, per Anna, e la psicoanalisi stessa a fare relais al dizionario, come funzione di Nome-del-Padre, come funzione separatrice.

7 - Il lasciarmi orientare dall,iniziativa e dall,enunciazione del soggetto, autorizzandomi a una interpretazione ("non c,e nessun appuntamento" - "non c,e da arrendersi"), se da un lato non ha l,effetto di "fare vague" per il soggetto, come mi sarei ingiustamente aspettato, da un altro lato, e comunque servita, forse proprio perche enunciata all,interno di questo campo transferale massiccio, e perche, in ogni modo, un posto centrale era stato fatto e preservato alla posizione del soggetto, che e servita a sostenerlo nel suo diritto alla sua presa di enunciazione.

8 - A partire dal sinthomo-dizionario che il soggetto inventa, in un primo tempo, come suo dispositivo, Anna, in un secondo tempo, incontra l,analisi, che ha come effetto di nuovo punto di capitone di introdurre una discontinuita nelle sue alienazioni reali: discontinuita tra una prima enunciazione dell,Altro e una nuova enunciazione del soggetto. Cio e stato possibile perche, nonostante lo sbaglio di questo qualcuno qualunque, egli ha incarnato, per Anna, la funzione di "punto di capitone e destinatario" (12) come lo propone Eric Laurent, dell,enunciazione del soggetto.

9 - E, soltanto in questo momento d,apres-coup che ho cercato di seguire le indicazioni di Jacques-Alain Miller, cioe di "seguire le tracce e (É) pensare i segni, talvolta minimi, della preclusione" (13).

10 - Il lavoro con Anna era stato portato in controllo a piu riprese e gia presentato come ,caso clinico, nel quadro della Sezione Clinica, ma mai era stata messa in dubbio la posizione soggettiva. Riconosco di aver qui ceduto di fronte a quella che dovrebbe essere una preoccupazione costante, cioe di rispondere sempre alla questione: "E, certo che non si tratti di una posizione ordinaria di non separazione ?".

11 - Per concludere, potremmo dire che e grazie alla psicoanalisi che Anna si e finalmente tagliata un suo posto d,enunciazione, un suo "diritto" a sottrarsi al "dover" incessantemente essere nell,alternanza tra alienazione reale e passaggio all,atto separatore. Grazie all,Altro della psicoanalisi che fonda una nuova condizione perche nasca un,enunciazione nuova per il soggetto.