World Association of Psychoalanysis

 

IL SINTOMO DEBOLE. IL CASO DELLA ROMPIBALLE

Carlo Vigano

 

Freud ha trasformato il sintomo da segno di una debolezza, di un deficit che interviene nell,esperienza dell,uomo sotto forma di malattia, in un punto di forza, nell,analisi il sintomo diventa elemento dinamico ed economico del cambiamento per il soggetto. Questa trasformazione e legata alla scoperta che il sintomo e una formazione dell,inconscio, cosi come lapsus, dimenticanze, motto di spirito e sogno. Fu in particolare l,interpretazione del sogno a stabilire l,anello di congiunzione che rese il sintomo interpretabile: nel sogno, come nel sintomo, la catena delle rappresentazioni non e solo rinvio metonimico, da un inganno all,altro. La rappresentazione assume un valore rappresentativo del soggetto, un valore metaforico, allora il significante rimosso sta per l,oggetto causa del desiderio.

Quello che convince un paziente a sottoporsi all,analisi, direi cio che lo seduce, e la scoperta del valore metaforico del sintomo. "All,inizio era il transfert", dice Lacan, cioe l,amore come metafora dell,oggetto. Ma perche la cosa funzioni occorre che l,amato possa occupare anche il posto dell,amante. Il senso del sintomo si trasferisce nel discorso dell,Altro e di li puo avviare la risposta alla questione "chi sono io ?". E, cosi che Dora si rende disponibile al senso della sua tosse nervosa che le da Freud, salvo poi ritrarsi di fronte alla questione della femminilita. Nel transfert si realizza un soggetto supposto sapere (il senso dei sintomi). E, quel passaggio dialettico che, sempre nel caso Dora, Lacan indica come "ortodrammatizzazione" del sintomo.

Per Freud la radice del dramma sintomatico era la stessa del disagio nella civilta, del programma sociale basato sulla rinuncia pulsionale e, per poter fare un,analisi si doveva rovesciare questo programma. Oggi questo rovesciamento, che - ripeto - da al sintomo la forza analitica del transfert, deve fare un giro in piu. Il sintomo di seconda generazione e un sintomo piu debole. Infatti il programma della civilta appare sempre meno nel suo volto di disagio, ad opera dei media si camuffa e prende i connotati dell,agio della psicologia delle masse, dell,identificazione all,ideale del gruppo (io ideale, da distinguere dall,ideale dell,io, legato alla figura del padre). Si fa apparire l,economia del godimento come scissa dal desiderio.

Dal punto di vista teorico si pone la differenza tra un sintomo come creazione di una metafora del soggetto, metaforizzazione del desiderio della madre e un sintomo come rifiuto del godimento della madre (scrittura nel corpo che si sottrae all,interpretazione di desiderio), legato alla difficolta di reperire quel punto ideale in cui il soggetto si vede visto. La difficolta che vorrei illustrare con questo caso e quella di passare da quest,ultima situazione alla prima. Mi pare infatti questo il giro in piu, essenziale per poter portare un,analisi al suo termine.

La cura di cui voglio parlare mi interroga su cosa puo mancare nella prova di esistenza dell,inconscio e quindi della sua utilita per la cura stessa. Anche se il sintomo e stato dissolto, o proprio per questo, la cura e stata interrotta. Credo che si dovrebbe trovare il modo di parlare delle analisi interrotte, perche non e detto che esse segnino il limite dell,analizzabile e, se sono legate ad un errore nella conduzione della cura, occorre individuarlo nella discussione. Ad esempio il caso di Dora ha insegnato a Freud e a noi che la leggiamo attraverso Lacan, che il transfert non e solo ripetizione significante, ma interroga quello che ho chiamato il punto ideale dello sguardo dell,Altro e il suo trattamento.

Nel caso che segue l,impasse sorge a livello della necessita di abbandonare l,oggetto narcisistico per potere assumere l,oggetto "a" nel transfert. E, l,oggetto il persuasore, non il sapere. In particolare io mi chiedo perche non sono riuscito a positivizzare il transfert, a creare cioe un nuovo sintomo nell,amore di transfert, che e invece rimasto "negativista". (Non mi pare infatti di poter parlare di transfert negativo.)

Una cura interrotta e un,analisi fallita, dove non c,e stato atto analitico anche se si sono prodotti effetti terapeutici. Anzi questa e forse la migliore definizione di psicoterapia.

L,atto e un inizio assoluto, esso crea certezza e instaura per il soggetto il significante primordiale, a partire dal quale si costituisce come soggetto di un sapere nuovo - la cui unicita i termini "individuo" o "persona" traducono e tradiscono nel senso di un,unita immaginaria. Mi pare che il desiderio dell,analista non sia stato all,altezza del suo compito e mi chiedo perche e se sia sufficiente a spiegarlo una mia incertezza - che segnalero nell,avvio della cura.

Nella cura della giovane donna che chiamero Silvana, per conservare un che di selvaggio che il suo nome proprio contiene, non si e giunti alla certezza che solo l,atto, a posteriori, puo dare. Io non sono riuscito a far si che un sintomo fosse integralmente messo sotto transfert e lei ha continuato ad aspettarsi qualcosa di nuovo, di diverso, la dove non lo si trova - a livello del senso invece che a quello del desiderio.

Silvana mi viene "inviata" da un neurologo che la madre ha occasionalmente incontrato. Quanto il peso del desiderio materno - piu precisamente quanto il sintomo della madre implicasse Silvana - incidesse in questo invio non mi fu evidente allora. Del resto il legame con la madre si modifichera sensibilmente nel corso della cura (che e durata circa due anni), senza pero che possa dire che un sintomo sia venuto ad instaurare una dialettica di separazione. Silvana ha circa 24 anni, gia da tempo voleva "fare qualcosa", anche perche la sua migliore amica va dall,analista e le fa racconti entusiasmanti di continue scoperte e colpi di scena, insomma l,analisi e qualcosa che la "convince".

Per la mia esigenza di leggere l,impasse su cui la cura e terminata, devo parlare dettagliatamente del suo inizio. Qualcosa che in quella fase non fu messo in atto ha prodotto non solo le impasse della fine, ma addirittura ha posto le condizioni per un dubbio radicale circa la diagnosi: isteria, omosessualita, borderline, psicosi furono ipotesi fondatamente avanzate da colleghi a cui esposi il caso.

Il padre se ne ando di casa quando Silvana aveva sette anni, si e risposato ed ha due figli. La madre, con cui Silvana e vissuta fino ad un anno prima di venire da me, ha avuto una lunga serie di "storie" con uomini in genere parecchio piu anziani di lei e caratterizzati dal fatto di essere artisti o intellettuali. Il parere del neurologo, una volta che lo incontro per caso, era che la madre fosse parecchio "disturbata".

Quando si rivolge a me Silvana da due anni non ha piu le mestruazioni, nonostante ripetute cure con ormoni. Precisamente sono scomparse quando ha lasciato il ragazzo con cui era fidanzata da quattro anni. Era un ragazzo piuttosto inibito, che non manifestava di desiderarla sessualmente, per cui lei usava tranquillamente il diaframma - essendo contraria all,uso della pillola - sicura di non trovarsi mai in situazioni "di emergenza". Dopo che l,ha lasciato ha incontrato l,amore passionale, per cui - dice - le e andata bene cosi, perche l,amenorrea ha risolto il problema anticoncezionale.

Da un anno vive sola, anche perche la madre "ha preso in casa" l,amico attuale. Comunque e spaventata dall,impegno che un,analisi puo rappresentare e mi chiede se non ci sarebbe un,alternativa. Penso di tranquillizzarla dicendole che per il momento facciamo solo dei colloqui preliminari e che quindi non si deve decidere immediatamente.

Le chiesi anche di compilarmi per il prossimo incontro un albero genealogico della sua famiglia, perche avevo sentito da un mio collega che spesso vi si trovano dei dati interessanti a proposito dei fenomeni psicosomatici. Credo che questa mia proposta rispondesse alla debolezza del sintomo proposto, l,amenorrea, nell,ipotesi di rafforzarlo nella sua pertinenza di metafora, tramite la documentazione di una "sovradeterminazione" simbolica. Quello che ora, a posteriori, mi risulta chiaro e che la mia infatuazione di allora per la "psicosomatica" rivela la scarsa fiducia che riponevo nell,azione del desiderio dell,analista. Non so valutare se sia poi riuscito a riprendere questa direzione.

Questi sono i temi del primo colloquio. Il secondo e fissato a distanza di una settimana e viene preceduto da due telefonate. Una e della madre: si dice preoccupata che la figlia rinunci all,analisi e che poi si rivolga a qualche mago o persona poco seria. La seconda e della figlia che vorrebbe effettivamente rinunciare per difficolta economiche.

Io insisto perche si mantenga l,appuntamento e la cosa non si risolva per telefono.

Al secondo colloquio Silvana appare risoluta, dice di avere deciso perche l,analisi l,ha sempre interessata, "per conoscersi meglio" e non solo per l,amenorrea ("anche se mi passasse continuerei l,analisi"). Mi espone anche la sua situazione economica, in base alla quale io stabilisco che potra pagare un prezzo per seduta piu basso di quello che le avevo chiesto per il primo colloquio.

Ognuno prosegue sulla sua strada: io a facilitarle il compito (purche tu parli) e lei a proporre la sua parola vuota, alienata in una identificazione alla madre e all,amica. Mi dice che dopo il primo incontro e stata improvvisamente colpita da un pensiero: il suo sintomo esprime un rifiuto della femminilita, di assumersela nella sua espressione adulta. A questo associa la sua difficolta a trovare una misura nel mangiare: eccede sempre mangiando o troppo o troppo poco, come se avesse bisogno di qualcuno che le dica quello che deve mangiare.

La terza volta che ci vediamo mi chiede se ho trovato qualcosa nel suo albero genealogico, alla mia risposta negativa non e particolarmente delusa: mi aveva gia portato il suo pensiero. In realta nella linea materna qualcosa si trova: la madre e allergica a quasi tutti i medicinali, il nonno e morto di cancro all,intestino, mentre la nonna che era affetta da tbc ebbe un solo parto, quello di sua madre, molto difficile.

Ricorda che tempo fa faceva dei sogni ricorrenti, di cui ora le vengono in mente due scene: 1. Ho una bambina e la sto allattando, mi rendo conto che assomiglia talmente a me che devo pensare si tratti di me con mia madre. 2. Mia madre e incinta ed io provo l,impulso di spararle tra le gambe.

A Silvana si offriva un,occasione per cambiare lavoro e mi esponeva dettagliatamente tutti i passi fatti in questo senso. Un altro argomento ricorrente nelle sedute che si andavano susseguendo era il rapporto con il ragazzo. Lei gli voleva sempre molto bene, ma a volte capitava che non riuscisse ad essere certa del suo desiderio. Questo la metteva letteralmente nel panico, arrivava a disperarsi, fuggiva e poi tornava ad implorarlo di riprenderla ("sia con gli altri che con me stessa sono una rompiballe").

Veniva da me tre volte la settimana e avevo l,impressione che nulla di quanto in lei era sintomatico si attivasse in direzione analitica. La relazione restava quella di un soggetto scontento del proprio essere che si rivolge a chi sa cosa sia la maturita, come si diventa adulti. Non mi riusciva di porre un atto che rovesciasse la direzione imposta dalla fenomenologia della situazione: Analista ----> Analizzante

La domanda dell,analizzante, il suo lavoro condizionano l,analista. E, cio che appare e che si puo anche descrivere in termini di transfert, cioe di un analizzante che si rivolge ad un soggetto supposto sapere. Nel caso di Silvana la supposizione di sapere mi sembra un puro sembiante che ricopre un insaziabile bisogno di conferme (dello sguardo dell,Altro). Come se proprio a livello di cio che c,e da sapere ci fosse un buco, una fragilita strutturale, per cui la supposizione del transfert non porta sul sapere dell,Altro, ma sull,ideale, sul punto (interrogativo) dello sguardo dell,Altro.

Come ritrovare il filo della struttura del linguaggio, per cui e l,offerta ad ordinare la domanda (il soggetto riceve il proprio messaggio dall,Altro in forma invertita) ? Con Silvana mi sono trovato di fronte ad una domanda d,analisi ortodossa eppure con una debolezza strutturale che non ha mai portato ad un vero atto analitico, a realizzare quel taglio che permetta al soggetto di realizzarsi nella struttura e che potremmo visualizzare: Analizzante ---> Analista

Questa via di ritorno non e un feed-bak automatico, psicologico, ma richiede un taglio della superficie del discorso, per introdurvi un effettivo cambiamento.

Io mi sentivo impotente di fronte allo stile con cui Silvana mi parlava: erano delle frasi come impacchettate e consegnate, dopo di che il silenzio che le scandiva non riusciva mai ad essere l,intervento dell,analista. Esso era sempre rigidamente diretto e gestito da Silvana, sia che io intervenissi sia che mi limitassi ad ascoltare.

Dopo circa un mese Silvana formulo cosi questo stato: "ora sto molto bene con il mio fidanzato... quando sono a casa dei suoi, mi hanno adottata... Non ho ancora avuto la sensazione di capire cose nuove, come invece mi sarei aspettata. Parlo con me stessa ma non riesco a dire cose veramente nuove". Fu in questa occasione che tentai la risorsa del lettino e glielo proposi.

Non fu sufficiente a mettere in movimento un altro livello del transfert, un sembiante dell,oggetto "a". Mentre l,amore per il ragazzo si era potuto stabilizzare quando fu accolta come una figlia nella grande casa patriarcale nella bassa milanese, l,amore di transfert rimaneva problematico e senza oggetto. Ed e su questo che mi interrogo.

Per spiegare quella che mi appare come una deficienza strutturale della cura, l,impossibilita di mettere in gioco il desiderio soggettivo, sara sufficiente dire poche cose del prosieguo della cura. Silvana esegue il suo compito: parla, porta dei sogni, associa e ricorda la sua infanzia. Semplicemente non ha alcun ricordo infantile che riguardi il periodo in cui i genitori erano assieme, i ricordi piu antichi sono sempre legati alle vacanze estive presso i nonni materni (dove si ambientavano molti sogni e che venivano ricordate come una favola alla Heidi). Le fantasie infantili non organizzano una curiosita sessuale sulla sua origine, ma una sorta di adozione da parte dei nonni, non erotizzabile.

Un grandissimo numero di sogni ha come tema la sua gravidanza e il parto. Sogna anche di dimenticare di venire alla seduta e poi di dimenticare pure di telefonare all,analista. Una volta che dimentica proprio di venire alla seduta commento "ha voluto farsi desiderare". Non ottengo nessun riscontro, si puo pensare che il suo sintomo sia qui farsi desiderare e poi sottrarsi ? Direi di no perche in questo non ci sta poi cosi male: la "belle indifference" non e un sintomo analitico.

Molto presto mi comunica di avere notato con sorpresa la sparizione di un sintomo di cui non mi aveva neppure parlato, l,allergia a gatti, cani e cavalli. Erano allergie legate, per la loro insorgenza, ad episodi del rapporto con la madre, appassionata di cavalli. Silvana si rammarica che siano passate senza che lei abbia capito perche.

A questo punto ci fu un episodio, che mi appare rilevante solo ora e che nella cura non ebbe alcun rilievo, interpretazione o atto che facesse scansione. Silvana mi dice che la domenica e rimasta colpita mentre sciava: mi aveva visto passare via veloce e sicuro mentre lei arrancava su una pista di ski da fondo. Mi indico anche ad un,amica con un certo compiacimento: quello la e il mio analista !

Non vorrebbe che le sparisse anche l,amenorrea, cosi come erano scomparse le allergie. Dice questo anche se aveva sempre proclamato che non era per l,amenorrea che faceva l,analisi e che avrebbe comunque proseguito la sua analisi nel caso di ricomparsa delle mestruazioni.

La cosa ando cosi. Salta una seduta: "non sono venuta perche non ho voluto. Mi sembra che non sia cambiato niente, o perlomeno non so attribuire all,analisi i cambiamenti avvenuti". Le chiedo se forse non ha un problema con me e di pensare se vuole prendersi un tempo per rivedere la sua domanda. La volta successiva: ha provato a pensarci e non riesce a immaginarsi senza l,analisi che le interessa e a cui tiene. Quanto a me mi sente distante, come in una nebbia, probabilmente e come con suo padre. Mi chiede "secondo lei c,e il transfert ?".

Con la piu totale indifferenza la volta dopo mi comunica che aveva iniziato con un nuovo tipo di ormoni e che questo le aveva fatto tornare le mestruazioni. Non volle dare alcun rilievo alla cosa, che attribuiva totalmente al farmaco.

Commentando un ennesimo tentativo abortito di ottenere l,interesse del padre per i suoi successi lavorativi, dice che con lui non e mai riuscita ad avere "un rapporto decente". Il padre, come il suo ragazzo, non cambiano mai, sono sempre gli stessi, non colgono i suoi differenti momenti. Il rapporto con gli uomini e sostanzialmente deludente e lei oscilla tra l,accontentarsi e il pretendere di piu.

Mi sembra di cogliere qui un elemento importante della struttura soggettiva: sulla via di un,identificazione sessuata nel desiderio c,e un,ostacolo: a livello del desiderio dell,Altro Silvana viene interrogata unicamente dall,isteria materna. Il desiderio materno non include mai nel suo fantasma un oggetto che possa essere mataforizzato. Non restano che gli animali e i nonni idealizzati.

Qualche accenno ora alla conclusione del nostro rapporto.

La seduta successiva: "sono intontita, e l,abbiocco del primo giorno di mestruazioni". Continua parlandomi del fastidio che prova quando, come ieri a teatro, sua madre le parla di quello che fa, che le piace, che vorrebbe... (il godimento materno).

Il discorso continua con l,impossibilita di accedere ad un taglio interpretativo. Mentre risulta improduttiva ogni scansione significante, ad esempio la sottolineatura dell,elemento significante di un sogno, "un pesce dimenticato sulle braci", non provoca nessuna associazione, gelo e ottusita.

In questa debilita analitica piove un,altra comunicazione relativa all,immagine corporea. Silvana mi comunica con gioia che, in seguito all,uso del nuovo tipo di pillola, ha riacquistato la sensibilita del seno: ora sente con piacere quando esso viene toccato e prova una sensazione di tensione e di gonfiore: "mi fa male e mi fa felice". Ricorda quando le era cresciuto la prima volta.

"Non ho niente di cui parlare", e io: perche invece di parlare di qualcosa non mi dice cosa le sta passando per la testa ? "Pensavo a quello che ho mangiato ieri sera al ristorante messicano. Quando non ho nulla da fare penso al cibo e alla paura di ingrassare". Dopo diverse sedute mi parla di un sogno in cui respinge le profferte amorose di un giovanotto. Dice che in realta c,e un ragazzo che le fa una corte serrata, nonostante che gli amici l,abbiano avvertito che lei e una testona molto innamorata del fidanzato. La cosa la infastidisce molto, diversamente che nel sogno. Ricorda che ha conosciuto questo ragazzo al ristorante messicano. Il mio commento: ecco cosa aveva mangiato al ristorante messicano, rabbia ! non suscita se non la comunicazione che ha deciso di andare una settimana in Inghilterra da un,amica di sua madre che per lei costituisce una sorta di ideale femminile.

Al ritorno le capita di mancare a delle sedute senza accorgersene e poi mi dice che non puo piu continuare senza esserne convinta, senza poter attribuire all,analisi qualcosa di cio che le capita. "Puo essere una resistenza...".

Non mi sembra che questa volta ci sia spazio per un rilancio, per cui mi limito a lasciarle genericamente la porta aperta: "non abbia timore di venirmi a trovare, qualunque cosa abbia da dirmi".

All,inizio aveva detto che non era per l,amenorrea che chiedeva un,analisi, questa interruzione testimonia dell,impossibilita di articolare una domanda al di la di quella formazione sintomatica.

Vorrei formulare l,interrogativo che questa cura, paradigmatica di altre, magari nemmeno iniziate, mi pone, nella convinzione di poterlo fare al di la di un giudizio sulla conduzione della cura (anche perche portavo questo caso in supervisione).

Quello che nel caso di Silvana non e riuscito e il preliminare all,analisi. Lacan dice: rettificare il rapporto del soggetto con il reale. Il rapporto su cui si puo intervenire e quello del soggetto con il reale del suo sintomo, con il godimento che il sintomo racchiude e conserva come in un forziere, il "vantaggio secondario" freudiano. Bisogna portare il soggetto a riconoscersi responsabile di questo godimento: e quello che Lacan, commentando il caso di Dora, indicava come passaggio dialettico nel transfert essenziale per l,inizio dell,analisi, l,ortodrammatizzazione.

Nel caso dell,amenorrea non e il disordine del mondo (genitori e loro amici) a cui la sofferenza viene imputata, ma - tramite la medicina che diagnostica l,origine "psicosomatica" - un proprio meccanismo psicologico sconosciuto, da scoprire. Lo psicologo e supposto sapere qualcosa circa un meccanismo psicologico, cioe rispetto a qualcosa che non ha nulla a che vedere con l,essere del soggetto, con il suo godere e soffrire. Riguarda invece il suo capire, cioe una performance di tipo cognitivo.

Dunque l,amenorrea non era un buon sintomo, non aveva la forza di metaforizzare - tramite il fantasma - l,oggetto causa del desiderio. In termini freudiani non era formato per effetto del ritorno del rimosso. La questione della seduzione paterna resta completamente sepolta (tranne ritornare nel reale del transfert - sono interessata all,analisi, ma e l,analista che non mi convince).

Certo non e impossibile fare una costruzione fantasmatica dell,amenorrea. Il padre ha abbandonato precocemente e in modo traumatico la madre e la figlia ne ha perso la funzione strutturante nella nebbia. Di qui l,insanabile sdoppiamento: vorrei essere madre (identificazione alla madre), ma se rendo padre il ragazzo che amo rischio di perderlo. Dal padre, che nella realta e sempre stato prodigo di soldi e di consigli, non ha potuto ricevere un dono simbolico (che potesse nominare il desiderio materno).

Nel nostro dialogo e emerso subito cio che avrebbe potuto realmente fare da sintomo analitico: l,angoscia di essere lasciata dal fidanzato. Ma l,angoscia non e un sintomo. Infatti io sono stato preso a testimone e consigliere, fino a che il sintomo dell,abbandono si e potuto organizzare sulla mia persona.

E, stato, almeno, un preliminare all,analisi ? Al cambiamento di programma ? Potra cioe Silvana rivolgersi ad un analista a partire dall,interruzione del rapporto con me ? Non e escluso e capita sempre piu spesso nella pratica. Non depone a favore, nel nostro caso, il fatto che Silvana in una delle ultime sedute mi abbia detto di essere stata dall,analista dell,amica e che questi l,aveva aiutata a capire alcune cose. Comunque alla fine mi disse: "non so se smettero con l,analisi o se continuero con qualcun,altro".

Un,ultima osservazione sull,oggetto, che per Silvana era indiscutibilmente connesso allo sguardo (una volta mi disse: "non godo piu con il mio ragazzo, quello che mi erotizzava era che mi guardasse negli occhi mentre facevamo l,amore, adesso guarda altrove"). Come puo il transfert mettere in gioco l,oggetto sguardo se l,analista struttura il setting sulla sua fobicizzazione ?