World Association of Psychoalanysis

 

Soddisfazione senza sofferenza in Jane Austen

Paola Francesconi

 

La difficoltà femminile ad iscriversi nella funzione fallica prende nell'opera di J. Austen il tono dell'ironia, della sofferenza e della soddisfazione. Ho scelto di focalizzare il mio commento su due romanzi in cui la soddisfazione trionfa in modo indiscusso sulla sofferenza, sebbene l'ironia vi trovi differenti strumenti di affermazione. "Orgoglio e pregiudizio" e "Persuasione" raccontano le peripezie di una storia d'amore contrastata, più che da eventi esterni, da posizioni soggettive reattive all'ordine costituito che regolava i rapporti tra i sessi secondo i dettami della società tardosettecentesca inglese: matrimoni economicamente vantaggiosi per le due parti, in cui il prestigio derivante dall'appartenenza a una classe sociale non venisse penalizzato dall'unione con individui di classe sociale inferiore. Tale è la via indicata alle protagoniste dei due romanzi per l'iscrizione nella funzione fallica, pena l'isolamento e la solitudine. La solitudine è la condizione di partenza delle due protagoniste, paradossale per la società, ma, per loro stesse, laboratorio dal quale uscirà la soluzione particolare e vincente della congiunzione finale al fallo simbolico. Il lieto fine senza sofferenza credo che debba leggersi come "Aufhebung" della rimozione del fallo simbolico, rimozione che Lacan ascrive alla posizione isterica.

All'inizio della storia abbiamo dunque la solitudine delle due protagoniste come posizione non articolata al significante fallico, al godimento fallico. Elisabeth Bennet fa la sua comparsa nel romanzo "Orgoglio e Pregiudizio" come personaggio allegro, spiritoso, pronto all'arguzia. Elisabeth pensa a tutt'altro che al matrimonio, ha quell'amore di sé così in contrasto con l'autoannullamento, la docilità, la capacità di tacere imposta alle donne della società del tempo. La sua appartenenza alla classe media le interdice l'aspirazione a un matrimonio prestigioso, che è, invece, proprio quello che andrà a fare, insperato per le sue pari. Se facciamo riferimento alle formule della sessuazione che Lacan scrive in "Encore" (a p. 37 del testo francese), possiamo indicare questa posizione di Elisabeth in un rapporto privilegiato con S(A/) a spese della congiunzione con il significante fallico Phi che la orienterebbe in direzione dell'uomo. In questo caso su S(A/) come significante della mancanza dell'Altro converge la libido rimossa e sottratta alla relazione con l'uomo: la libido di Elisabeth è nella sua ironia. S(A/) è il matema dell'ironia, dell'arguzia che spesso e volentieri va a colpire, senza che lei le prenda di mira consapevolmente, le insegne della prestanza fallica, i valori sociali che vorrebbero coprire con il prestigio e il denaro la mancanza irriducibile dell'Altro. Dunque l'ironia è, per così dire, la formazione di compromesso costruita sulla rimozione del fallo. Qui l'ironia, proprio in quanto strumento di separazione, è generatrice di abbagli, di errori, di pregiudizi, appunto, per Elisabeth. Da strumento di verità, l'ironia diventa in Elisabeth l'arma che le si ritorce contro come pregiudizio. Anziché amare, Elisabeth critica, di primo acchito e non sempre giustamente. L'incontro con Mr. Darcy, giovane aristocratico, partito invidiabile per tutte le fanciulle, è l'incontro tra il pregiudizio di lei e l'orgoglio di lui.

La scintilla del conflitto è la festa da ballo in onore del nuovo vicino Bingley, amico di Darcy. Bingley esorta Darcy ad invitare a ballare Elisabeth. Darcy commenta: " Non è abbastanza bella per me ". Ed Elisabeth " si trovò a nutrire sentimenti non proprio benevoli nei suoi riguardi ". L'orgoglio dell'uno e il pregiudizio dell'altra fissano, dunque, all'inizio due posizioni soggettive di separazione. Dal lato di Elisabeth il vettore che va da L/a, significante del soggetto femminile come una donna, non generalizzabile nell'universale de La donna, a S(A/), l'ironia, trattiene Elisabeth, nella sua unicità, al di qua dell'uomo, cancellando il vettore che la sdoppierebbe nel suo rapporto con il significante del desiderio fallico. Dal lato di Darcy, l'appoggio esclusivo su Phi realizza quello che Lacan chiama il godimento dell'idiota, in quanto abolisce il vettore che va da S/ ad "a", rappresentante del partner femminile come oggetto suscettibile di mobilizzare la libido maschile. Facendo uno con il fallo simbolico, Darcy non trova in nessuna donna quell'indice a in grado di attrarne la libido: " Nessuna lo aveva colpito. Ammise che Miss Bennet era graziosa, ma trovò che sorrideva troppo ". In seguito, egli sarà invece conquistato dalla volontà autoaffermativa di Elisabeth.

Singolare è il rovesciamento progressivo con cui ciascuno dei due, suo malgrado, parteciperà del difetto dell'altro: l'orgoglio dell'uno si rivelerà non senza pregiudizio, e il pregiudizio dell'altra non senza orgoglio. Lo scoprirsi simili, direi nel rapporto alterato al fallo simbolico, apre la seconda fase del racconto, quella della sofferenza, del malinteso. Ogni loro incontro sarà l'occasione del riaffiorare di qualcosa che era rimasto nascosto nella rimozione e che ciascuno dei due fa riemergere per l'altro, suo malgrado. Con divertente maestria, la Austen fa avvenire tali incontri all'insegna dell'inaspettato, della contingenza: " Più di una volta, durante le sue passeggiate attraverso il parco, Elisabeth incontrò inaspettatamente Mr. Darcy. Le parve un colmo di sfortuna che egli si spingesse dove non si spingeva nessun altro e, onde impedire che la cosa avesse a ripetersi, si premurò di informarlo che quel luogo era il suo rifugio preferito. Fu ben strano dunque che potesse accadere una seconda volta, e ci fu persino una terza volta. " Gli eventi precipitano nella prima proposta di matrimonio di Darcy, in cui l'orgoglio dell'uno e il pregiudizio dell'altra raggiungono il loro culmine rovinoso e rovesciano le loro posizioni. Stavolta è Elisabeth che rifiuta orgogliosamente tale proposta, avanzata da Darcy nel pregiudizio di una risposta che egli dava per scontato come favorevole. Darcy si dice consapevole dell'" offesa che avrebbe arrecato al proprio rango " sposando una donna a lui inferiore socialmente, ma si dichiara vinto, contro la sua stessa volontà, dall'amore per lei. Ed Elisabeth avvampa di collera.

La sofferenza, i malintesi, le recriminazioni punteggiano la lotta contro il ritorno del rimosso nei due personaggi: Darcy, veicolo e supporto del fallo simbolico per Elisabeth, è respinto con sempre meno convinzione man mano che Elisabeth riconoscerà in lui una sorta di alter ego in cui l'amore di sé è fabbrica di pregiudizi e orgogli mal riposti. La sofferenza è proporzionale alla sua opposizione, che cederà solo alla fine, ad ammettere in sé un amore per identificazione all'uomo, è come lui ma non lo vuole riconoscere. Il vettore del suo rapporto con l'uomo è prevalentemente quello che va da L/a a Phi, laddove le formule della sessuazione ci indicano la necessità di un secondo vettore, che stavolta parte dal versante maschile e arriva ad "a": Elisabeth non acconsente ad offrirsi supporto del fantasma maschile, a farsi oggetto causa del desiderio nell'uomo.

Questo spiega la crucialità di due momenti cardine nello sviluppo del racconto: il rifiuto dell'altra proposta di matrimonio del reverendo Collins, futuro proprietario di Longbourn, figura tronfia e ridicola, ottusa nel suo maschilismo rozzo. Elisabeth lo incenerisce con la sua ironia, beffandosi della sua domanda, vantaggiosa ma inautentica. Dunque: dalla proposta di Darcy, formulata in modo per lei umiliante, Elisabeth si riscatta riaffermando a spese del facile bersaglio Collins, rappresentante della ragione fallica dominante, la propria indipendenza.

L'altro momento cruciale è il dialogo sfida con Lady Catherine, che vorrebbe impedire la temuta unione col nipote Darcy. Ed è proprio tale dialogo a scatenare la seconda domanda di matrimonio di Darcy, ormai definitivamente conquistato dalla volontà di sfida contro la ragione sociale e dall'amore di sé di Elisabeth.

L'epilogo della storia scioglie ogni malinteso tra i due e corona la loro felicità in un matrimonio dipinto come rivincita sulla ragione sociale. La frettolosità con cui la Austen descrive queste pagine finali ci porta ad intuire un cortocircuito nel destino della sofferenza e a chiederci: che cosa rende così convincente una soddisfazione senza più sofferenza? Proprio la nuova posizione soggettiva di Elisabeth: il collegamento al fallo simbolico come presenza, e non più rimozione, del desiderio privilegia un trionfo identificatorio al significante prelevato sull'uomo, sì, ma con un sacrificio inavvertito, quello del vettore S/ ----a. Ora è S/ ----a a rimanere in rimozione totale, è il consenso femminile ad essere causa di desiderio nel fantasma maschile. Uno scorcio della vita futura nel castello di Pemberley mostra Darcy oggetto dell'arguzia di Elisabeth: la non rinuncia di Elisabeth all'amore di sé, che è anche la causa dell'amore di Darcy per lei, cancella nella rimozione profonda il proprio statuto di oggetto "a" del fantasma maschile, anche se la virulenza della sua ironia è ormai temperata e non più, ora, fattore di separazione.

Opposto a "Orgoglio e Pregiudizio" è l'inizio di "Persuasione", e diversa è la caratterizzazione della protagonista femminile. Anne Eliot è " anche troppo buona " e, in più, è anche di rango sociale elevato. Il difetto, per così dire, che la separa dalla funzione fallica e dal matrimonio è qui la rimozione della sua autoaffermazione. L'intraprendenza, il rifiuto delle convenzioni non si indovinano in lei che nel corso del racconto. All'inizio, questo tratto appare solo nella forma ironica dell'innamoramento per un capitano di marina, Frederick Wentworth, scelta ingenua ed avventata per una fanciulla dalle sua classe sociale. Qui l'ironia è interamente pilotata dalla penna della Austen, che apre il romanzo con l'Albo dei Baronetti, libro che il padre di Anne, sir Walter Eliot, sfoglia e risfoglia come uno specchio in cui ripassa la genealogia della famiglia e i privilegi della discendenza. Sir Walter è il tipico rappresentante dell'autorità patriarcale, ottuso, vanesio ed egoista. In stridente contrasto con lo sciorinamento sciocco e libresco di tali privilegi, è la figura di Anne, segnata dalla perdita di una felicità troppo a portata di mano. Anne, orfana di madre, ha dovuto rinunciare a coronare il suo sogno d'amore con Wentworth, si è fatta persuadere dalla madrina Lady Russel a rifiutare la sua domanda di matrimonio, sconveniente socialmente per lei. Il difetto generatore di disgrazie e sofferenze è qui la persuasione, l'eccessiva arrendevolezza al senso del dovere che la figura, peraltro positiva, di Lady Russel ha instillato in lei. Anne ne ha pagato il prezzo con " la perdita della sua fresca bellezza e della sua vitalità ", scegliendo " una così certa infelicità immediata, un così incerto bene futuro ".

" Lui, scrive la Austen, era a quell'epoca un giovane più che attraente, dotato di grande intelligenza, spirito e acutezza di ingegno; e Anne era una ragazza più che graziosa, dotata di grande dolcezza di modi, di modestia, di gusto e di sensibilità. Forse, da una parte e dall'altra, metà della somma di tutte queste attrattive sarebbe potuta bastare, perché lui non aveva niente da fare, e lei non aveva nessuno da amare; ma l'incontro di così copiose virtù non poteva mancare di sortire il suo effetto ", appunto, l'amore. Ci sarebbero dunque tutte le condizioni per una soddisfazione senza sofferenza già all'inizio della storia. Ma, così come in Orgoglio e pregiudizio, l'unione ideale di un lui con una lei all'insegna della complementarietà, del rapporto sessuale come possibile, non si addice ai protagonisti della storia d'amore voluta dall'Autrice. Velatamente, la rimozione del significante fallico è il tratto prevalente della posizione iniziale dei protagonisti. Lui, con niente da fare, lei, con nessuno da amare, denunciano una lontananza dalla presenza reale del desiderio, del grande Phi (cito qui Lacan nel Seminario sul "Transfert": il fallo simbolico è la presenza reale del desiderio). E' proprio tale allentamento del rapporto col fallo simbolico a rendere Anne così facile alla persuasione e, suo malgrado, adattata alla propria solitudine.

Riportando sul quadrante della sessuazione la posizione di Anne, possiamo leggere nel vettore L/a-----S(A/) il rapporto con il proprio autoannullamento, il matema della sua persuasione che, anche in questo caso, si sostenta sull'occultamento profondo di L/a----Phi, matema che potremmo designare come " incerto bene futuro " (cfr.sopra). Dal lato di Wentworth abbiamo, per certi versi, una posizione analoga a quella di Darcy, un arroccamento attorno al significante fallico, qui però in una discordanza più apparente con quello socialmente dominante: il prestigio di Wentworth, infatti, non è fatto di titoli di casta o denaro, ma di onorificanze militari da cui trarrà in seguito quei profitti economici che piegheranno poco a poco l'altezzosità dei privilegiati per casta.

L'orgoglio di Wentworth, che lo porterà ad errori di valutazione sull'interesse ancora vivo di Anne per lui, verrà ad incrinarsi nella misura in cui egli si "persuaderà" a recedere dal suo orgoglio e a leggere nella solitudine di Anne, nel suo rifiuto del buon partito che sarebbe il cugino sir William, un segno del suo amore nascosto. La persuasione, analogamente all'orgoglio e al pregiudizio, è qui una sorta di perno girante che avvicinerà le posizioni soggettive dei due innamorati.

La sofferenza, anche in questo caso, sorge con la riapparizione del fallo simbolico in Wentworth, reduce, dopo 8 anni, dal servizio nella flotta britannica. Ritorno inaspettato, segnato dalla contingenza e ritmato da ripetuti incontri a sorpresa. La sofferenza di Anne si esprime nella lotta tra la scoperta della immutabilità del legame intimo con Wentworth e la ragione sociale che le vieta di riconoscere in lui il fallo conforme ai valori convenzionali. Man mano che riaffiora dalla rimozione il vettore L/a-----Phi, Anne prende coscienza contemporaneamente della valenza soffocante del suo patto con la mancanza femminile (L/a----S(A/)). Anne è molto meno preoccupata di Elisabeth di acconsentire a farsi a, oggetto del fantasma maschile, vi si rifiuta solo per senso del dovere, per l'accettazione di un interdetto. Il ribaltamento della sofferenza nella soddisfazione avviene in lei non a colpi di rivincita ed emancipazione di rango, come in Elisabeth. Tale ribaltamento si fa tramite il guadagno di una somiglianza che essa assapora sempre di più tra lei e Wentworth. Trova nella fierezza, nell'integrità morale di lui, nella sua generosità, un'affinità fino ad allora inconscia, e opposta al proprio autoannullamento. In altri termini, trova nell'orgoglio positivo, nell'autostima di lui lo specchio della propria autostima soffocata. In tal senso, sia Darcy che Wentworth appaiono, a un certo punto, come alter ego, supporto di una identificazione maschile che è intima conquista di una parità con l'uomo.

Il discorso di chiarificazione tra Anne e Wentworth è, non a caso, incerto e contraddittorio nella ripartizione delle reciproche responsabilità, torti o ragioni. Il fatto è che Anne e Wentworth sono come un solo soggetto, e l'essenziale è il nuovo collegamento che riarticola la loro posizione rispetto alla verità del desiderio: al di là di ogni persuasione, è questa la certezza finale. Il lieto fine di un matrimono cui nessuno può più fare obiezione, come realizza qui la sparizione della sofferenza nella soddisfazione? Attraverso la new woman che Anne diventa, l'intrepida compagna del capitano, irriconoscibile rispetto alla sfiorita fanciulla votata alla palude dello zitellaggio. " Era orgogliosa di essere la moglie di un marinaio ", termina la Scrittrice. Cosa comporta dunque per Anne l'iscrizione nella funzione fallica come rapporto con quello che potremmo definire il fallo avventuroso? Non comporta, come in Elisabeth, la caduta in rimozione del proprio consenso a farsi oggetto del fantasma del partner: " Anne era la tenerezza in persona ", dice la Austen, " e di essa trovò pieno compenso nell'amore del capitano Wentworth ". La tenerezza è il vettore di un consenso più pacificato con il fantasma maschile, e si contrappone alla spinta allo scherzo con cui Elisabeth continua a stuzzicare bonariamente Darcy. Quelo che cade in rimozione trascinando con sé la sofferenza è ora, nel finale di "Persuasione", il vettore L/a-----S(A/), il rapporto alla femminilità come mancanza, da cui eravamo partiti.

L'ipotesi che mi sento di avanzare sulla soddisfazione senza sofferenza in Jane Austen è la seguente: in ambedue i casi esaminati si tratta di un equilibrio interno alla struttura isterica, prodotto da uno spostamento della rimozione dal fallo simbolico all'oggetto del fantasma nel caso di "Orgoglio e pregiudizio", e al significante dell'Altro castrato, barrato in "Persuasione". Quello che, alla fine, cade in una rimozione riuscita è ciò che, per ciascuna delle protagoniste, ha a che fare più da vicino con l'istanza della castrazione. Il fallo simbolico separato dal suo valore di castrazione è una delle forme dell'ideale nell'isteria, finalizzato a mantenere all'orizzonte un grande Altro non barrato.