World Association of Psychoalanysis

 

Il tornaconto secondario in freud

Maurizio Mazzotti

 

“Il tipo di soddisfazione offerto dal sintomo ha in sé molte cose strane”. Troviamo quest'affermazione di Freud nella lezione 23 dell'“Introduzione al psicoanalisi” e la riportiamo qui per il suo valore emblematico nei confronti del problema della soddisfazione del sintomo. Si potrebbe stilare l'elenco di questa stranezza della soddisfazione del sintomo a cominciare proprio dalla sofferenza. Per Freud essa è sempre la risultante del conflitto di cui il sintomo è espressione. Freud, penso si possa affermare con una certa sicurezza, concepisce il sintomo sempre come espressione di un conflitto, anche se nel tempo cambia i termini in gioco nel conflitto medesimo. In quanto conflitto di diverse istanze il sintomo comporta sempre la sua faccia di sofferenza. Concepire un sintomo senza sofferenza per Freud non è possibile, e quando lo è, come vedremo nel caso da lui descritto in “Inibizione, Sintomo, Angoscia”, è ancora qualcosa di patologico, anzi sommamente patologico. Un sinthome, ammesso che si possa definire sintomo senza sofferenza, per Freud è inconcepibile. Lo vediamo molto bene in “Inibizione, Sintomo, Angoscia”, nel testo più avanzato, come ci insegna Miller, di Freud su questo tema: Freud dice che la sofferenza del sintomo non è che soddisfazione trasformata, o meglio “degradata” dalla rimozione che è alla base del sintomo. La rimozione trasforma la soddisfazione in sofferenza, in modo tale che ciò che è soddisfazione pulsionale sia degradato e percepito dal soggetto come sofferenza e non come soddisfazione. La prima grande stranezza della soddisfazione del sintomo sta proprio qui, nel fatto che è una soddisfazione che non viene percepita come tale, bensi è percepita come sofferenza. La causa è la rimozione, ed anzi questa trasformazione di soddisfazione in sofferenza è la prova della forza della rimozione che opera nel sintomo. Questa prima stranezza della soddisfazione è già sufficiente a fare scandalo, come Freud aveva molto chiaramente capito: Freud infatti non solo non proponeva alla comunità dei clinici una concezione del sintomo in cui fosse presente solo la sofferenza senza alcuna soddisfazione, ma addirittura che nel sintomo sofferenza e soddisfazione sono una cosa sola, e che la sofferenza non è separata e distinta dalla soddisfazione, al contrario non è che la sua trasformazione, non è che la maschera paradossale della soddisfazione. Ed è questo il punto che ha fatto scandalo rispetto alla tradizione clinica di cui Freud era una delle migliori espressioni.

Ciò non toglie però che, pur relativizzata in questa derivazione della soddisfazione, la sofferenza è per Freud un portato intrinseco del sintomo, perchè intimamente legata alla stessa opera della rimozione che ostacola la soluzione non sintomatica della soddisfazione pulsionale. Finche il sintomo è conflitto, la sofferenza è presente, ineluttabilmente è ciò che fa del sintomo una specie di corpo estraneo fastidioso, disfunzionale. Nel sintomo freudiano troviamo quindi un primo livello di stranezza della soddisfazione che è la sofferenza stessa, intrinseca però all'opera della rimozione. La stessa opera che fa sì che la soddisfazione nel sintomo sia sostitutiva. La natura metaforica della soddisfazione del sintomo, non modifica nè il dato della sofferenza, che ne fa parte intrinsecamente, a causa della rimozione, nè il presupposto fondamentale del conflitto delle istanze, rimozione e pulsione appunto. La rimozione da un lato è la causa della sostituzione metaforica della libido ma contemporaneamente è anche la causa della sofferenza, cioè della degradazione della soddisfazione sostitutiva in sofferenza.

“Senza tener conto di questo ruolo della rimozione non si riesce a cogliere, a mio parere, il livello del problema sollevato da Freud quando introduce il concetto di tornaconto secondario del sintomo”. Esso va inquadrato a partire dal dato di fondo che la soddisfazione metaforica del sintomo è una soddisfazione che non va senza sofferenza, dunque è un certo livello o grado di soddisfazione, che dipende dal conflitto che esprime il sintomo. Con il tornaconto secondario ci troviamo di fronte invece ad un altro livello, un livello supplementare di soddisfazione, diversa dalla soddisfazione generata dal rimosso che si traduce sempre in sofferenza. Il tornaconto secondario fa intervenire un rapporto diverso tra sintomo e soddisfazione,che si pone al di là rimozione, laddove il sintomo diventa di fatto una sorta di “plus di soddisfazione”, cosa che appare clinicamente esemplare nel caso della nevrosi ossessiva, come Freud avrà modo di dimostrare in “Inibizione, Sintomo, Angoscia”.

La soddisfazione introdotta da Freud attraverso il concetto di tornaconto secondario del sintomo è già presente nel caso di Dora, contemporaneamente al venir in rilievo del sintomo come soddisfazione sessuale sostitutiva. C'è tutto un aspetto della cura con Dora per Freud che diventa problematico nella misura in cui egli giudica che il sintomo di Dora trovi un 'impiego utile' in rapporto al padre, per far cessare il suo rapporto con la signora K. Egli ci dice che ci troviamo di fronte ad una soddisfazione aggiuntiva, appunto 'secondaria' perchè si aggiunge solo dopo che il sintomo si è già formato, e serve degli interessi libidici che si aggiungono successivamente: non è per niente una soddisfazione secondaria quanto al peso e all'importanza che assume dal momento che questa soddisfazione 'aggiuntiva' tende ad avere una vera e propria funzione stabilizzante sul soggetto mentre, al contrario, il sintomo di cui soffre è destabilizzante. Infatti si può essere certi della presenza di un tornaconto secondario, dice Freud, in tutti i casi in cui la sofferenza si prolunga per un certo tempo, per cui dobbiamo presumere che intervenga un fattore aggiuntivo la cui presenza è stabilizzante rispetto al sintomo-sofferenza. Quindi aggiungendosi al sintomo il tornaconto secondario tende a controbilanciare la portata disfunzionale della sofferenza indotta dalla rimozione, dando al sintomo-sofferenza un impiego utile che, addirittura in certi casi, può farlo assurgere al rango di “modus vivendi” del soggetto. Gia fin dalla sua prima formulazione con il tornaconto secondario fa quindi il suo ingresso una soddisfazione supplementare che cambia il grado di implicazione del soggetto nel sintomo, nel senso in cui è con il tornaconto secondario che il sintomo può, diciamo, passare di grado e assurgere alla dimensione dell' irrinunciabile, cosa nient'affatto implicata, in prima istanza, per Freud dalla soddisfazione ancorata al rimosso. Questo doppio binario della soddisfazione del sintomo è già presente nel caso di Dora: da un lato c'è il sintomo come metafora, soddisfazione sostitutiva della pulsione orale via l'identificazione al padre, da un altro lato un certo grado di soddisfazione aggiuntiva, non più metaforica ma che si serve piuttosto del sintomo come strumento per controbilanciare gli effetti destabilizzanti di quest'ultimo. Nel caso di Dora il tornaconto secondario assume questa funzione legando il sintomo alla domanda d'amore rivolta al padre, per ottenere la sua rinuncia alla signora K. E' il caso che Freud annovera tra i 'motivi esterni' del tornaconto secondario, che noi possiamo collocare nel registro della domanda all'Altro, al cui livello si realizza una soddisfazione utile per mantenere in esercizio il sintomo-sofferenza. Certamente si può presumere che questa configurazione del tornaconto secondario nel caso di Dora, in quanto specificamente legato alla domanda verso il padre, non sia di quelle che causano ostacoli insormontabili alla cura, a differenza, sempre per restare nel terreno dell'isteria, dei tornaconto secondario che sono espressione di 'motivi interni', per esempio soddisfazioni autopunitive sul versante superegoico, o che esprimono soddisfazioni più difficili da simbolizzare di quelle legate alla domanda. Si può anzi ritenere, al di là del caso di Dora, e Freud sembra indicarcelo, che nell'isteria il tornaconto secondario chiami in causa, prevalentemente, questo piano della domanda all'Altro, e meno frequentemente soddisfazioni superegoiche, e tutto ciò serve già a fare una distinzione clinica con il tornaconto secondario nella nevrosi ossessiva.

Freud in “Inibizione, Sintomo, Angoscia” avrà modo di precisare la differenza del tornaconto secondario dell'isteria da quello presente nella nevrosi ossessiva. Occorre dire però che la clinica della nevrosi ossessiva è quella che più delle altre porta il tornaconto secondario del sintomo al suo colmo, laddove il sintomo appare come plus di soddisfazione, puro valore di più di godere, a cui però il soggetto è completamente asservito, ed è questa la ragione per cui Freud considera questa 'soluzione' del tutto patologica. Nella nevrosi ossessiva il tornaconto secondario è del tutto intrinseco a quella che Freud in “Inibizione, Sintomo, Angoscia” chiama “lotta difensiva secondaria”, che è la lotta che tende il più possibile ad incorporare il sintomo nell'io, appunto come dicevo all'inizio, per arrivare al sintomo senza sofferenza. Qui, per tornare alla differenza con l'isteria, il tornaconto secondario è sganciato dalla domanda all'Altro, mentre è piuttosto legato all'emergere di una soddisfazione narcisistica, infiltrata però dalla coercizione superegoica.

Per intendere in pieno questi sviluppi occorre considerare anche la rettifica della tesi sul tornaconto secondario che Freud promuove in “Inibizione, Sintomo, Angoscia”. Solamente allora Freud dirà, contrariamento a quanto aveva detto nel caso di Dora, che il tornaconto secondario è in effetti qualcosa che interviene fin da prima, fin dalla formazione del sintomo, nasce con il sintomo e non, come aveva pensato fino ad allora, si aggiunge solo dopo e non ha niente a che fare con la nascita del sintomo. In pratica la nozione di tornaconto secondario si radicalizza e diventa un portato intrinseco al sintomo, modificando di conseguenza anche la stessa concezione del sintomo: il tornaconto resta secondario, a ribadire la natura supplemenatre della soddisfazione in gioco, cioè che essa si affianca o si aggiunge sempre alla soddisfazione sostitutiva degradata in sofferenza, però, “in “Inibizione, Sintomo, Angoscia”, la tesi è che non c'è più sintomo che non si costituisca fin dall'inizio senza questo tornaconto funzionale” posto al di là della rimozione propriamente detta. Non c'è sintomo che non si costituisca senza questo tornaconto secondario è una tesi che eleva quel che prima per Freud era ancora qualcosa di contingente, poteva esserci come non esserci tornaconto secondario, al livello di ciò che modfica la posizione stessa del sintomo. (Miller ce lo ha spiegato nel suo corso dell'anno scorso: si passa alla nozione di sintomo funzionale al godimento, rispetto a quella del sintomo come disfunzione, rottura di un funzionamento.) Quando il tornaconto secondario è già iscritto fin dall'inizio nella costituzione del sintomo, come se il sintomo includesse fin da subito questa finalità, il sintomo non è già più solo un corpo estraneo, ma è un corpo estraneo più la funzione di una soddisfazione, variabile da caso a caso, che tende a produrre un legame conciliativo tra il soggetto e questo corpo estraneo. Fatto che può di per se stesso far divenire il sintomo, come Freud dirà in “Inibizione, Sintomo, Angoscia”, il rappresentante di interessi pulsionali indispensabili per il soggetto.

Come ricordavo prima, proprio a partire da questa radicalizzazione del rapporto tra tornaconto secondario e sintomo, si può delineare una clinica differenziale del tornaconto secondario in cui la nevrosi ossessiva occupa un posto privilegiato perchè il suo caso è quello in cui il tornaconto secondario si mostra decisamente nella prospettiva del sintomo funzionale al godimento. Ho già ricordato che in questa nevrosi Freud dice prevalere nel tornaconto secondario la soddisfazione narcisistica dovuta all'implicazione tra tornaconto secondario e lotta difensiva secondaria. La lotta defensiva secondaria è una lotta che si situa al di là della rimozione e non è presente nell'isteria, perchè, a parere di Freud, non è necessaria in quanto l'isteria, nella sua lotta con la pulsione si avvale esclusivamente della rimozione consegnando il rimosso al suo destino nel sintomo conversione, per poi, in un certo senso non occuparsene più, da cui, come dicevano già i vecchi clinici, la bella indifferenza dell'isteria. Nella nevrosi ossessiva invece la lotta defensiva secondaria è ingaggiata dal soggetto al di là della rimozione e proprio perchè quest'ultima non impedisce che il sintomo continui a farsi sentire come corpo estraneo: l'io ingaggia quindi questa lotta per incorporare il sintomo e per arrivare al limite a “goderne esclusivamente i vantaggi”. E' quindi la prospettiva della massima conciliazione possibile col sintomo L'incorporazione del sintomo nell'io per goderne esclusivamente i vantaggi sarebbe quindi la soluzione limite del sintomo senza sofferenza. Quello che divide l'isteria dall'ossessione, rispetto al tornaconto secondario, è quindi il discrimine della rimozione: la prima ci si attiene interamente e non chiude, di conseguenza, mai la partita con il rimosso, mentre la seconda, l'ossessione, abbandona il terreno della rimozione per passare oltre, ad altri mezzi, attraverso la strategia dell'incorporazione del sintomo, vuole chiudere quindi il conflitto con il rimosso per inoltrarsi nella prospettiva del sintomo senza sofferenza e realizzare la massima funzionalità del tornaconto secondario, risultato che resta invece più difficile da raggiungere nell'isteria, per i motivi che ho appena detto. Anche se la lotta defensiva secondaria nell'ossessione è ingaggiata come proseguimento della lotta della rimozione, Freud mette ben in luce come lo sia solo apparentemente un proseguimento della lotta ingaggiata dalla rimozione, perchè in effetti la lotta della rimozione contro la pulsione e la lotta defensiva secondaria sono “due procedimenti (...) che si contraddicono a vicenda”: il primo infatti, quello della rimozione agisce sul terreno dell'ICS e nel conflitto con esso genera la sofferenza del sintomo, il secondo invece, quello della lotta defensiva secondaria, punta a conciliare il sintomo con la soddisfazione, punta al sintomo senza sofferenza, e per questo tende a chiudere con il rimosso. Il sintomo completamente incorporato nel sistema dell'io realizzerebbe al massimo il tornaconto secondario perchè non sarebbe solo la soluzione del sintomo-corpo estraneo a cui si aggiunge un plus di soddisfazione stabilizzante, come avviene nel caso dell'isteria, ma ben diversamente e ben di più sarebbe il sintomo non più corpo estraneo. A questo livello giustamente Freud dice che la soddisfazione ricavata dal nevrotico ossessivo sul piano del tornaconto secondario, è narcisisitica e consiste nel fatto che il sintomo, integrato come fosse il sistema stesso dell'io, lusinga narcisisticamente il soggetto, con l'illusione che questo sistema sintomo valorizzi gli ideali della persona, offrendo all' io l'illusione narcisistica di un plus valore. Questo risultato così ampiamente conciliativo tra il sintomo e l'io giunge dopo che la lotta defensiva secondaria ha fatto sì che tutte le restrizioni, difficoltà e limitazioni del sintomo, cambino di senso e diventino a poco a poco dei tratti integrati per esempio ad un sistema di valori morali, di sapere, di precisione e così via. La lotta defensiva secondaria opera quindi in senso contrario alla rimozione, nella misura in cui la sua operazione semantica consiste nel sostituire un senso di soddisfazione al senso restrittivo e di castrazione che il sintomo ha, per il soggetto, in quanto sofferenza. La lotta defensiva secondaria opera spostando il senso dalla castrazione del sintomo alla soddisfazione del sintomo, in cui il conflitto col rimosso sembra azzerato e la lotta contro la pulsione definitivamente vinta. In questo modo il tornaconto secondario ossessivo è quello in cui il sintomo perde di evidenza, 'sparisce' come corpo estraneo per confondersi integralmente con lo scenario narcisistico dell'io, un po' come accade a certe figure che spariscono alla vista perchè si confondono perfettamente col paesaggio. Sappiamo però, da Freud, che questa soluzione supplementare nasconde un'asservimento soggettivo considerevole: nella misura in cui, per realizzare il tornaconto secondario, il soggetto ossessivo affida proprio al sintomo la rappresentanza esclusiva della soddisfazione e dunque paradossalmente della lotta contro la pulsione, che prima era affidata alla rimozione, finisce per identificare il tornaconto secondario con lo stesso paradosso che Lacan, per esempio, coglieva nella tanto propagandata figura dell'io forte, in cui la roccaforte difensiva esterna si traduce di fatto in prigionia all'interno. E' la soluzione del sintomo-soddisfazione che maschera il supplemenento di pulsione morticante e superegoica. Ed è qui che, più marcatamente che nell'isteria, il tornaconto secondario esprime un supplemento di soddisfazione che, pur funzionale alla stabilità del sintomo, si dimostra per essere esclusivamente nevrotizzante per il soggetto.